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Oggi e' Domenica 05 Settembre 2010
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Centro Scuole Counseling e Psicoterapia
Perchè tanta diatriba sul counseling?
Scritto da Giuseppe Latte   

Perchè tanta diatriba sul counseling?

Oramai questa parola counseling  risveglia specialmente nel mondo della psicologia una nuova caccia alle streghe, pertanto anche se non detto a chiare lettere, si chiede al mondo accademico e non, di ripristinare i roghi nelle piazze e poter finalmente iniziare a liberarsi di questi ambigui personaggi, portatori solo di un nuovo messaggio: “accoglienza nei confronti dell’altro”.

Questo naturalmente è eresia, bella e buona. L’Altro cos’è se non una diagnosi, un’etichetta, un numero.

L’Altro deve essere un qualcosa che deve solo muoversi in un modo prestabilito( da chi? ). Anche se soffre di solitudine, anche se ha perso il suo sentirsi ed essere artefice del proprio destino, a chi importa?

L’Altro deve vivere così come serve a questo veloce incedere apparente del mondo. Non deve pensare, non deve credere in se stesso, deve sentirsi malato (il termine viene usato nella sua più ampia accezione).

Ed ecco apparire all’orizzonte il counselor (cosiddetto eretico), persona che è stata formata sì da un lavoro teorico, ma massimamente da un lavoro su se stessa.  Ha lavorato su se stessa perché a questi eretici è stato detto dai guru delle varie scuole di counseling che questi ignari personaggi frequentano, l’assioma: ” non possiamo stare in una relazione di aiuto se non conosciamo il nostro modo di essere, le nostre difficoltà personali”. Quindi questo eretico personaggio detto counselor, che di base si occupa del disagio sociale per evitare che questo possa aggravarsi e divenire patologico,  interviene per aiutare l’Altro a migliorare la qualità della vita e per aiutarlo a scoprire nuove modalità di intervento in situazioni di impasse. Vogliamo sottolineare che tra un oggetto osservato e un osservatore vi è una relazione. Non esiste un mondo al di fuori del percepito.

In questo incontro l’obiettivo è un incontro autentico pieno e completo tra queste due persone.

Lo sviluppo delle capacità di instaurare una relazione autentica costituisce il nucleo centrale del processo di cura ed è una relazione fondamentalmente caratterizzata dal dialogo.

Inoltre questo counselor predica anche di poter essere di aiuto e sostegno anche in tutte quelle situazioni dove non è possibile operare un cambiamento (es: morte di una persona cara, malato terminale, ecc.), ma è possibile aiutare la persona a vivere nel miglior modo possibile quella situazione drammatica? Ma cosa vogliono dire questi folli?

” I valori primari del vivo incontro tra due esseri umani che stanno entrambi rischiando se stessi nel dialogo non è solo il transfert bensì è il processo momento per momento della relazione tra cliente e counselor”.

Dialogo! Relazione!Ascolto!

Al rogo, al rogo, così urlano i cosiddetti esperti, ma di questo passo dove vogliamo arrivare?

 

Firenze, otto di ottobre duemilanove